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Debiti per pagare le rate sempre più famiglie a rischio fallimento..

La crisi diventa un incubo per le famiglie che si sono affidate al credito al consumo. Mille euro per le rate di televisore ultrapiatto e computer l’inizio, debiti per pagare i prestiti l’ultima stazione di una via crucis che non ha fine.

E c’è chi si ritrova assalito da rate che superano, alla fine del mese, anche il valore dello stipendio. Insomma, famiglie sull’orlo del fallimento. «La situazione è pesantissima- denuncia Francesco Ferroni, segretario regionale dell’Adiconsum- c’è gente che arriva nei nostri uffici e chiede aiuto anche per cinquanta euro. Significa che le famiglie non ce la fanno più. E il credito al consumo, con la crisi che morde, la cassa integrazione che riduce gli stipendi, quando non ci sono direttamente i licenziamenti, è diventato una trappola da cui, a volte, diventa impossibile uscire».

Un circuito tutt’altro che virtuoso tra credito al consumo e debiti per ripianare i prestiti dei pagamenti a rate, che rischia di far finire qualcuno nelle mani degli usurai dopo aver rincorso le banche e le finanziare Ancora Adiconsum: «É un rischio concreto che stiamo monitorando». «I soggetti più esposti spiega Ferroni- sono gli anziani. Sia perché sono soggetti più facili da convincere ad accedere a certi strumenti, sia perché il loro reddito è più basso.

E per questo noi abbiamo anche attivato un servizio informativo per spiegare quando e come firmare richieste di credito al consumo. Ma in tanti già si trovano in difficoltà. C’è chi è partito con cinquanta euro da restituire al mese, magari per pagare un televisore, poi è passato a un altro bene e non ce l’ha fatta più. É logico che alla scansione delle rate devono abbinarsi situazioni di difficoltà economica, ma il circuito rischia di diventare un incubo. Con richieste di soldi che dalle finanziare passano alle banche, o viceversa, e poi finiscono chissà dove. E c’è chi, in un anno, arriva anche a pagare più di quello che incassa, cioè a pagare più dello stipendio. Con i nostri servizi abbiamo assistito una coppia che è arrivata a dover restituire venticinque mila euro dopo essere partita con una cifra molto inferiore di pagamento rateizzato. La situazione è molto preoccupante».

E l’Adiconsum guarda più avanti. Al rischio usura. Il passo può essere breve e Ferroni spiega quello che si trova davanti quando apre l’ufficio e accoglie le persone in difficoltà: «Il problema non è di poco conto. Da noi attenzioni su certe situazioni sono cresciute anche del trecento per cento. Anche se poi non si sono concretizzate. Però solo il dubbio, apre un fronte importante e difficile. Anche su come deve muoversi la Fondazione Umbria contro l’usura e su quale sia il ruolo delle banche».

Chi ha rischiato gli strozzini, tanto per rimanere alle storie che arrivano dalla crisi, è una donna perugina. «Che si è separata dal marito-raccontano dall’Adiconsum- non ha mai incassato l’assegno di mantenimento del coniuge perché lui risulta nullatenente. Il brutto che in questa vicenda, pur avendo lei uno lavoro e avendolo le figlie, la donna ha perso la casa che aveva deciso di costruire con il marito. Soldi persi perché lei si è trovata a garantire quello che lui non ha pagato alle banche».

L’usura è rimasta sullo sfondo, ma per l’Adiconsum l’allarme suona da un pezzo. E Ferroni suggerisce una strategia per uscirne: «Innanzitutto serve un tavolo istituzionale. Perché il problema del credito al consumo che sfugge di mano, è reale. E credo che bisogna pensare anche ad altro. Per esempio ai rischi che si corrono nell’aderire a pacchetti e prodotti che offrono le società che gestiscono i servizi. Problemi che potrebbero essere ancora più pesanti con le nuove liberalizzazioni che il governo vuol mettere in pista. Se non c’è più chi controlla i rischi per i consumatori diventano elevatissimi. Ecco perché l’idea di un tavolo preventivo dove trovare accordi- dice Adiconsum- e mettere freni».

tratto da ilmessaggero.it

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